Terapia per il carcinoma prostatico (tumore della prostata): informazioni utili

mercoledì, 24 Gen 2024

La ghiandola prostatica, o prostata, un organo di dimensioni paragonabili a quelle di una castagna, è posizionata nella cavità pelvica subito inferiore alla vescica urinaria. Questa ghiandola ha il ruolo determinante nella produzione di fluido seminale, un componente essenziale del seme. Il carcinoma prostatico rappresenta una delle neoplasie più frequenti nella popolazione maschile. Le statistiche indicano che circa uno su sette uomini in Europa è affetto da questa patologia oncologica.

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Cos’è il carcinoma prostatico?

Il carcinoma prostatico (comunemente definito tumore della prostata) si configura come un’aggregazione tessutale anomala, caratterizzata dalla proliferazione incontrollata e aberrante di cellule all’interno della ghiandola prostatica. Questo tipo di tumore origina maggiormente (oltre il 70% dei casi) nella regione periferica della ghiandola, rendendolo spesso rilevabile attraverso l’esplorazione rettale digitale. Circa il 20% delle neoplasie si sviluppa nella zona antero-mediale transizionale, mentre la regione centrale, generalmente associata all’iperplasia prostatica benigna, rappresenta il sito primario per solo il 5% delle neoplasie prostatiche [1].

Classificazione e Tipologie

La forma più comune di questo carcinoma è quella ghiandolare. Esistono, tuttavia, altre varianti meno frequenti, tra cui [1]:

  • Neoplasie squamose
  • Tumori neuroendocrini
  • Carcinomi a cellule transizionali
  • Tumori dello stroma prostatico
  • Tumori mesenchimali

Classificazione secondo il Grado Istologico

La classificazione istologica del carcinoma prostatico, seguendo il sistema di Gleason, assegna un punteggio che varia da 2 a 10, basato sull’analisi morfologica delle cellule ghiandolari. Conformemente a tale sistema, il tumore della prostata viene suddiviso in cinque gruppi di grado (Grade Groups), con il gruppo 1 che corrisponde al grado più basso. Un punteggio Gleason più elevato è associato a una prognosi più sfavorevole. Questa metodologia di classificazione allinea il carcinoma prostatico alla gradazione di altri tipi di tumore, evidenziando un aumento della gravità con l’incremento del grado istologico.

Dati epidemiologici

In Italia, il carcinoma della prostata si posiziona come la neoplasia più prevalente nella popolazione maschile, costituendo il 18,5% del totale dei tumori diagnosticati negli uomini. Le stime per l’anno 2020 indicano circa 36.074 nuovi casi annui a livello nazionale. Nonostante la sua elevata incidenza, il rischio di un esito letale è relativamente basso, specialmente con un intervento tempestivo. Dal 2015 al 2020, si è osservata una diminuzione dei tassi di mortalità del 15,6%.

Questo è ulteriormente evidenziato dai dati sulla sopravvivenza: in media, il 92% dei pazienti è ancora in vita a cinque anni dalla diagnosi, un tasso tra i più elevati per qualsiasi tipo di tumore, che assume particolare rilevanza considerando l’età avanzata media dei pazienti [2].

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Sintomi, diagnosi e fattori di rischio del carcinoma prostatico

La patologia del carcinoma prostatico non manifesta sintomi chiaramente distinguibili da parte del paziente. I segni clinici osservabili sono comunemente associati anche all’iperplasia prostatica benigna, una condizione prevalente nei soggetti di età superiore ai 50 anni. Tali sintomi includono:

  • diminuzione dell’intensità del flusso urinario;
  • necessità frequente di minzione, sia diurna che notturna;
  • urgenza minzionale episodica;
  • dolore durante la minzione;
  • ematuria episodica.

La sintomatologia si manifesta tipicamente quando la massa tumorale raggiunge dimensioni tali da esercitare pressione sull’uretra. In fasi iniziali o in presenza di tumori di dimensioni ridotte, i sintomi possono non essere evidenti. Inoltre, è caratteristico del carcinoma prostatico una crescita spesso lenta, risultando in una latenza sintomatologica protratta per anni [3].

Diagnosi

Nell’ambito della valutazione dell’integrità prostatica, l’approccio clinico può includere l’impiego del dosaggio del PSA (Antigene Prostatico Specifico) e l’esame digitale rettale; quest’ultimo viene effettuato in ambiente ambulatoriale, sia presso il medico di base che presso lo specialista urologo, e può permettere l’identificazione di nodularità prostatiche.

La biopsia prostatica rappresenta l’unico metodo diagnostico affidabile per la rilevazione di cellule neoplastiche nel tessuto prostatico. In questo contesto, la risonanza magnetica multiparametrica ha acquisito un ruolo determinante nella valutazione dell’opportunità e della modalità di esecuzione della biopsia. La procedura viene effettuata in anestesia locale, in regime ambulatoriale o day hospital, e ha una durata limitata. Mediante l’utilizzo di una sonda ecografica rettale, si procede alla raccolta di circa 12 campioni tissutali, attraverso un ago specifico, per via trans-rettale o trans-perineale (area situata tra il retto e lo scroto). I campioni prelevati sono successivamente analizzati al microscopio da un patologo per l’identificazione di cellule tumorali [2].

Fattori di rischio

Tutti gli uomini sono a rischio di sviluppare il carcinoma della prostata. Il fattore di rischio più comune è l’età: maggiore è l’età di un uomo, maggiore è la probabilità di sviluppare il carcinoma prostatico.

Alcuni uomini presentano un rischio maggiore. Si è a maggior rischio di sviluppare o morire di carcinoma della prostata se si è di origine afroamericana o se si ha una storia familiare di carcinoma prostatico; infatti, per alcuni uomini, fattori genetici possono aumentare il rischio di carcinoma prostatico. Si potrebbe avere un rischio maggiore di sviluppare una forma di carcinoma prostatico causata da mutazioni genetiche ereditarie se:

  • si ha un parente di primo grado (padre, figlio o fratello) che ha avuto il carcinoma prostatico, inclusi parenti entro tre generazioni dal lato materno o paterno della famiglia;
  • si è stati diagnosticati con il carcinoma prostatico all’età di 55 anni o meno;
  • si è stati diagnosticati con il carcinoma prostatico e altri membri della famiglia sono stati diagnosticati con carcinoma della mammella, ovarico o pancreatico [4].

Terapie per il trattamento del carcinoma prostatico

Oggi sono disponibili molti tipi di trattamento per il tumore della prostata ciascuno dei quali presenta benefici ed effetti collaterali specifici. Solo un’attenta analisi delle caratteristiche del paziente (come età e aspettativa di vita) e della malattia (tipologia e avanzamento della patologia) permetterà allo specialista urologo, o all’oncologo, di disporre la strategia più adatta e personalizzata e di concordare la terapia anche in base alle preferenze di chi si deve sottoporre alle cure.

In alcuni casi, soprattutto per pazienti anziani o in concomitanza di malattie gravi, si può scegliere di non attuare alcun tipo di terapia e “aspettare”: è quello che gli anglosassoni chiamano “watchful waiting”, una “vigile attesa” che non prevede trattamenti sino alla comparsa di sintomi.

In pazienti che presentino caratteristiche della malattia a basso rischio esistono opzioni terapeutiche che consentono di posticipare il trattamento nel momento in cui la malattia diventi “clinicamente significativa”, effettuando inizialmente solo controlli abbastanza frequenti (PSA, esame rettale, biopsia) che permettono di controllare l’evoluzione della malattia e verificare eventuali cambiamenti che meritano un intervento (“sorveglianza attiva”).

Quando si parla di terapia attiva, invece, la scelta spesso ricade sulla chirurgia radicale. La prostatectomia radicale – la rimozione dell’intera ghiandola prostatica e dei linfonodi della regione vicina al tumore – viene considerata un intervento curativo, se la malattia risulta confinata nella prostata. Grazie ai notevoli miglioramenti degli strumenti chirurgici, oggi l’intervento di rimozione della prostata può essere effettuato in modo classico (prostatectomia radicale retropubica aperta) o per via robotica.

Per i tumori in stadi avanzati, la chirurgia in via esclusiva spesso non riesce a curare la malattia e vi è quindi la necessità di associare trattamenti come la radioterapia o la ormonoterapia.

Per la cura della neoplasia prostatica, nei trattamenti considerati standard, è stato dimostrato che anche la radioterapia a fasci esterni è efficace nei tumori di basso rischio, con risultati simili a quelli della prostatectomia radicale.

Un’altra tecnica radioterapica che sembra offrire risultati simili alle precedenti nelle malattie di basso rischio è la brachiterapia, che consiste nell’inserire nella prostata piccoli “semi” che rilasciano radiazioni. Quando il tumore della prostata si trova in stadio metastatico, a differenza di quanto accade in altri tumori, la chemioterapia non è il trattamento di prima scelta e si preferisce invece la terapia ormonale, nota come terapia di deprivazione androgenica. Questa ha lo scopo di ridurre il livello di testosterone – ormone maschile che stimola la crescita delle cellule del tumore della prostata – ma porta con sé effetti collaterali come calo o annullamento del desiderio sessuale, impotenza, vampate, aumento di peso, osteoporosi, perdita di massa muscolare e stanchezza.

Per i pazienti con carcinoma prostatico in stadio avanzato sensibile alla castrazione (ovvero resistente alla soppressione degli ormoni maschili attraverso la chirurgia o la terapia ormonale), molte nuove terapie sono all’orizzonte. Queste consistono nell’uso di nuovi agenti ormonali, che si associano all’ormonoterapia di vecchia generazione. Alcune di queste soluzioni terapeutiche saranno disponibili anche in Italia come nuove soluzioni standard di trattamento a breve termine.

Per i pazienti con carcinoma della prostata resistente a castrazione e con metastasi a livello delle ossa si può utilizzare la cosiddetta terapia radiometabolica. Questo approccio si basa sulla capacità di alcuni radiofarmaci, come il radio-223, di posizionarsi in aree dove si verifica un elevato turnover osseo e di portare in queste sedi particelle ad alta energia che riescono a distruggere le cellule tumorali.

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Numerose le terapie che si sono dimostrate efficaci nell’ambito degli studi clinici: tra queste le terapie a bersaglio molecolare (target therapy) come, per esempio, gli inibitori di PARP, che possono essere utilizzati in particolare in uomini che presentano mutazioni nei geni BRCA, gli stessi coinvolti nel tumore di seno e ovaio e la nuova terapia radiometabolica con 177Lu-PSMA-617 [2].

In sintesi

Il carcinoma prostatico è un’aggregazione tessutale anomala nella ghiandola prostatica, con una proliferazione incontrollata di cellule, prevalentemente nella regione periferica della ghiandola. Esistono diverse forme di carcinoma prostatico, inclusi neoplasie squamose, tumori neuroendocrini, carcinomi a cellule transizionali, tumori dello stroma prostatico e tumori mesenchimali. La classificazione istologica si basa sul sistema di Gleason, che assegna un punteggio da 2 a 10 in base alla morfologia delle cellule ghiandolari, con un punteggio più elevato associato a una prognosi più sfavorevole.

La diagnosi si avvale del dosaggio del PSA e dell’esame digitale rettale, mentre la biopsia prostatica è il metodo diagnostico più affidabile. I fattori di rischio includono l’età avanzata, l’origine etnica e la storia familiare di carcinoma prostatico.

Le opzioni terapeutiche variano a seconda delle caratteristiche del paziente e della malattia, spaziando da una “vigile attesa” a trattamenti attivi come la chirurgia radicale, la radioterapia, la brachiterapia, e la terapia ormonale. Inoltre, per i casi avanzati, sono disponibili nuove terapie come gli inibitori di PARP e la terapia radiometabolica con 177Lu-PSMA-617.

Fonti e bibliografia

  1. Tumore della prostata [IRCCS Ospedale San Raffaele] URL: https://www.hsr.it/cancer-center/tumori/tumore-prostata
  2. Tumore della prostata [AIRC] URL: https://www.airc.it/cancro/informazioni-tumori/guida-ai-tumori/tumore-della-prostata
  3. Sintomi cancro della prostata [AIMAC] URL: https://www.aimac.it/libretti-tumore/cancro-prostata/sintomi-cancro-prostata
  4. Who is at risk for prostate cancer? [CDC.GOV] URL: https://www.cdc.gov/cancer/prostate/basic_info/risk_factors.htm

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