Tumore al fegato: tipologie, sintomi e prevenzione

lunedì, 18 Dic 2023

L’epatocarcinoma (tumore del fegato) rappresenta la neoplasia primaria epatica più comune. Questa neoplasia maligna deriva dalla proliferazione incontrollata delle cellule epatiche e si manifesta frequentemente in contesti di cirrosi preesistente.

Indice argomenti

Tumore del fegato: cos’è?

Le neoplasie primarie epatiche, ovvero quelle che originano direttamente nell’organo senza essere il risultato di metastasi provenienti da altre sedi, derivano tipicamente dalle cellule native del fegato, quali gli epatociti, e sono denominate epatocarcinomi.

Nella popolazione pediatrica, è possibile riscontrare un tipo di neoplasia epatica chiamata epatoblastoma, la quale presenta specifici protocolli diagnostici e terapeutici distinti da quelli relativi alle neoplasie epatiche adulte.

Caratteristicamente, le neoplasie primarie del fegato tendono a non metastatizzare in organi distanti, ma possono esibire una diffusione intraepatica precoce, dando origine a formazioni neoplastiche multifocali all’interno dello stesso organo.

Va sottolineato che le neoplasie più comunemente riscontrate nel fegato sono di origine secondaria, cioè rappresentano metastasi derivanti da tumori primari situati in altre sedi, come il colon, la mammella o il polmone [1].

Dati epidemiologici

Nel contesto italiano, la frequenza di tale patologia è inferiore ad Asia, Stati Uniti e alla media europea: le stime indicano annualmente circa 8.900 diagnosi di tumori epatici primari in soggetti maschili e 4.000 in soggetti femminili, secondo i dati del Registro Tumori Italiano del 2017, determinando un rapporto di incidenza maschile/femminile di circa 2:1.

Relativamente alla popolazione maschile, l’incidenza aumenta sensibilmente con l’avanzare dell’età: si registra un tasso di 3 su 100.000 individui al di sotto dei 45 anni, ascendendo a 32 su 100.000 nella fascia di età 60-64 anni, e raggiungendo 62 su 100.000 in individui di età superiore ai 75 anni.

Va sottolineato che le neoplasie epatiche di tipo secondario, ovvero metastasi provenienti da altri siti, sono maggiormente frequenti [1].

Tumore del fegato: cause e fattori di rischio

Il carcinoma epatico si verifica quando le cellule del fegato manifestano mutazioni nel loro DNA. Il DNA di una cellula rappresenta il materiale che fornisce istruzioni per ogni processo chimico nell’organismo. Le mutazioni del DNA causano alterazioni in queste istruzioni, con conseguente possibile crescita incontrollata delle cellule che, alla lunga, possono formare un tumore, costituito da una massa di cellule maligne.

In alcuni casi, le cause del carcinoma epatico sono identificabili, come nelle infezioni croniche da epatite. Tuttavia, vi sono situazioni in cui il carcinoma epatico si manifesta in individui privi di patologie sottostanti e la causa precisa rimane indeterminata [2].

Fattori noti che aumentano il rischio di carcinoma epatico primario includono [2]:

  • Infezione cronica da HBV o HCV: una persistente infezione da virus dell’epatite B (HBV) o virus dell’epatite C (HCV) eleva il rischio di sviluppare un carcinoma epatico.
  • Cirrosi: questa condizione progressiva e irreversibile provoca la formazione di tessuto cicatriziale nel fegato e incrementa la probabilità di insorgenza di carcinoma epatico.
  • Patologie epatiche ereditarie: malattie del fegato che possono incrementare il rischio di carcinoma includono emocromatosi e la malattia di Wilson.
  • Diabete: individui affetti da questo disturbo della glicemia presentano un rischio maggiore di carcinoma epatico rispetto a coloro che non ne sono affetti.
  • Steatosi epatica non alcolica: un accumulo di grasso nel fegato eleva il rischio di carcinoma epatico.
  • Esposizione ad aflatossine: le aflatossine sono tossine prodotte da muffe che crescono su colture immagazzinate in condizioni non idonee. Colture come cereali e noci possono essere contaminate da aflatossine, che possono essere presenti negli alimenti derivati da questi prodotti.
  • Eccessivo consumo di alcol: un consumo di alcol superiore a una quantità moderata, protratto per molti anni, può causare danni irreversibili al fegato e aumentare il rischio di carcinoma epatico.

Tumore del fegato: sintomi

Il carcinoma epatico potrebbe non manifestare sintomi, oppure questi potrebbero essere difficili da riconoscere. I sintomi sono gli stessi sia se il carcinoma epatico ha origine nel fegato (carcinoma epatico primario) sia se si diffonde da un’altra parte del corpo (carcinoma epatico secondario).

I sintomi del carcinoma epatico possono includere [3]:

  • Colorazione gialla della sclera degli occhi o della pelle, che può insorgere in concomitanza con prurito cutaneo, urine più scure e feci più chiare del normale.
  • Perdita di appetito o dimagrimento non volontario e non associato a dieta o attività fisica.
  • Sensazione di affaticamento o mancanza di energia.
  • Sensazione di malessere generale o sintomi simil-influenzali.
  • Una massa palpabile nel lato destro dell’addome.

Altri sintomi possono riguardare la digestione, come [3]:

  • Nausea o vomito.
  • Dolore nella parte superiore destra dell’addome o nella spalla destra.
  • Sintomi di indigestione, come sazietà precoce durante i pasti.
  • Addome molto gonfio, non correlato all’assunzione di cibo.

Molti di questi sintomi sono comuni (aspecifici) e possono essere causati da diverse condizioni patologiche; pertanto, non necessariamente sono segnale di un carcinoma epatico. Tuttavia, è essenziale sottoporsi a una visita medica per un controllo, in quanto, nel caso siano causati da un carcinoma, una diagnosi precoce potrebbe rendere il trattamento più efficace.

Tumore del fegato: diagnosi

Per rilevare e diagnosticare il carcinoma epatico, vengono disposti specifici esami del fegato e del sangue. Non i pazienti saranno sottoposti a tutti i test elencati di seguito [4].

  • Esame fisico e anamnesi: si effettua un esame fisico del corpo per valutare le condizioni generali di salute del soggetto e identificare eventuali segni patologici, come masse o altre anomalie. Verrà inoltre raccolta una storia delle abitudini di salute, delle precedenti patologie e dei trattamenti ricevuti dal paziente.
  • Test del marcatore tumorale alfa-fetoproteina (AFP): i marcatori tumorali sono rilasciati nel sangue da organi, tessuti o cellule tumorali presenti nel corpo. Un aumento dei livelli di AFP nel sangue può indicare la presenza di un carcinoma epatico. Altri tumori e alcune condizioni non neoplastiche, come la cirrosi e l’epatite, possono anch’essi innalzare i livelli di AFP. Talvolta il livello di AFP può risultare normale anche in presenza di carcinoma epatico.
  • Test di funzionalità epatica: questi test ematici misurano le quantità di determinate sostanze rilasciate nel sangue dal fegato. Un valore superiore alla norma può indicare la presenza di un carcinoma epatico.
  • Tomografia computerizzata (TC): questa procedura utilizza un computer collegato a una macchina radiografica per ottenere immagini dettagliate di parti interne del corpo, come l’addome. Un mezzo di contrasto potrebbe essere iniettato in una vena o ingerito per rendere gli organi o i tessuti più visibili. Si parla di TC trifasica quando vengono acquisite immagini in tre momenti diversi dopo l’iniezione del contrasto.
  • Risonanza magnetica (RM): questa procedura utilizza un magnete, onde radio e un computer per ottenere immagini dettagliate di zone interne del corpo, come il fegato. Per avere immagini dettagliate dei vasi sanguigni nel fegato e nelle sue vicinanze, può essere iniettato un mezzo di contrasto.
  • Ecografia: questo esame utilizza onde sonore ad alta energia che vengono riflesse dal fegato e generano echi. Gli echi formano un’immagine del fegato chiamata sonogramma.
  • Biopsia: durante una biopsia, vengono prelevate cellule o tessuti per essere esaminati al microscopio da un patologo. A volte, per diagnosticare il carcinoma epatico, non è necessaria una biopsia. In alcuni casi, i medici possono basare la diagnosi sui risultati di esami di imaging come la TC e la RM.

Dopo aver diagnosticato il carcinoma epatico primario, vengono effettuati ulteriori esami per determinare se le cellule neoplastiche si sono diffuse all’interno del fegato o in altre parti del corpo. Questo processo di determinazione viene chiamato stadiazione.

Alcuni degli esami utilizzati per diagnosticare il carcinoma epatico, come la TC e la RM, possono essere impiegati anche nella stadiazione. Potrebbe essere utilizzata anche la tomografia a emissione di positroni (PET): questa procedura identifica le cellule tumorali maligne nel corpo. Viene iniettata una piccola quantità di glucosio radioattivo in una vena. Il PET scanner ruota intorno al corpo e crea un’immagine delle zone in cui il glucosio viene utilizzato nel corpo. Le cellule tumorali maligne appaiono più luminose nell’immagine perché sono più attive e assorbono più glucosio rispetto alle cellule normali.

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Tumore del fegato: trattamento e prevenzione

Il carcinoma epatico è spesso trattabile, ma la sua terapia può presentare diverse complessità. Il trattamento scelto dipenderà da [4]:

  • se il cancro ha origine nel fegato (primario) o se si è diffuso da un’altra sede anatomica (secondario) – sebbene i trattamenti per il cancro epatico primario e secondario siano simili;
  • dimensioni e tipologia del carcinoma epatico;
  • localizzazione del tumore;
  • estensione della sua diffusione;
  • stato di salute generale del paziente.

Le opzioni terapeutiche possono comprendere chirurgia, chemioterapia, ablazione termica, terapia a bersaglio molecolare e radioterapia [4]. Il team specialistico che si occuperà del paziente avrà il compito di:

  • illustrare le terapie, i benefici e gli effetti collaterali;
  • collaborare con il paziente nella definizione di un piano terapeutico ottimale;
  • assistere nella gestione degli effetti collaterali, comprese eventuali modifiche alla dieta per favorire la digestione.

Durante e dopo il trattamento, sono previsti controlli regolari. Se si manifestano sintomi o effetti collaterali preoccupanti, è fondamentale comunicarlo, senza indugio, all’oncologo.

Chirurgia

Se il carcinoma epatico viene identificato in una fase precoce, è di dimensioni ridotte e non si è diffuso, potrebbe essere possibile intervenire chirurgicamente per rimuoverlo. L’intervento può comportare la rimozione di una parte o dell’intero fegato. Nel caso di asportazione totale, sarà necessario un trapianto di fegato. La convalescenza post-chirurgica potrebbe richiedere tempi lunghi.

Chemioterapia

La chemioterapia impiega farmaci per eliminare le cellule tumorali. Nel caso del carcinoma epatico, il farmaco chemioterapico viene solitamente somministrato direttamente nei vasi sanguigni del tumore. L’obiettivo è impedire la crescita del cancro. Tale procedura è denominata chemioembolizzazione, adottata per ridurre le dimensioni del tumore o per controllare e migliorare i sintomi, in particolare se l’intervento chirurgico non è praticabile.

Ablazione termica

L’ablazione termica sfrutta correnti elettriche o microonde per distruggere il tumore, rappresentando un’opzione nel caso in cui la chirurgia non sia praticabile.

Target therapy (terapia mirata a bersaglio molecolare)

I farmaci somministrati nell’ambito di una terapia mirata hanno l’obiettivo di bloccare la crescita tumorale e possono essere utilizzati in situazioni in cui la chirurgia non è praticabile o quando il tumore si è diffuso in altre parti del corpo.

Immunoterapia

Sono in fase di sviluppo diverse strategie per incrementare la percentuale di pazienti che beneficiano dell’immunoterapia. Uno studio recente, pubblicato sulla rivista Gut, ha evidenziato la fattibilità di aumentare l’efficacia degli agenti anti-PD1 tramite un pre-trattamento. Trattamenti fisici come la radio-embolizzazione possono fungere da ‘priming’ per la terapia immunoterapica. In sostanza, inducono la produzione di antigeni tumorali specifici, capaci di attivare popolazioni di cellule immuni competenti contro il carcinoma, le quali saranno successivamente potenziate dai farmaci immunoterapici.

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Radioterapia

La radioterapia utilizza radiazioni per eliminare le cellule tumorali. Una modalità specifica, denominata terapia di radiazione interna selettiva (SIRT), impiega perle radioattive iniettate nell’apporto sanguigno del fegato per arrestare la crescita del tumore. La SIRT può rappresentare un’opzione terapeutica nel caso in cui il fegato non sia eccessivamente compromesso e la chirurgia non sia un’opzione.

Prevenzione del tumore del fegato

La prevenzione attiva di molti carcinomi epatici si effettua riducendo l’esposizione ai noti fattori di rischio associati a questa patologia [6].

  • Prevenzione, diagnosi e trattamento delle infezioni da virus dell’epatite B e C: a livello globale, il fattore di rischio più significativo per il carcinoma epatico è l’infezione cronica da virus dell’epatite B (HBV) e da virus dell’epatite C (HCV). Questi virus possono trasmettersi tra individui tramite l’uso condiviso di aghi contaminati, rapporti sessuali non protetti e il parto. Pertanto, evitare la condivisione di aghi e adottare pratiche sessuali sicure potrebbe ridurre l’incidenza di alcuni carcinomi epatici.
  • Screening e diagnosi per le infezioni croniche da HBV e HCV: molti soggetti potrebbero presentare un’infezione cronica da HBV o HCV senza esserne consapevoli.
  • Terapia delle infezioni croniche da HBV e HCV: in presenza di un’infezione cronica, le terapie e le misure preventive possono rallentare il danno epatico e ridurre il rischio di carcinoma. Farmaci specifici possono curare l’HCV, mentre diversi farmaci sono disponibili per il trattamento dell’HBV, contribuendo alla riduzione del rischio di cirrosi e, potenzialmente, di carcinoma epatico.
  • Limitare consumo di alcol e tabacco: il consumo di alcol può causare cirrosi, potenzialmente evolutiva in carcinoma epatico. L’astinenza o la moderazione nell’assunzione di alcol può prevenire tali rischi. Non fumare o smettere di fumare riduce il rischio di carcinoma epatico e di altre patologie.
  • Mantenimento del peso forma: evitare l’obesità può contribuire alla prevenzione del carcinoma epatico, dato che l’obesità è correlata alla steatosi epatica e al diabete, entrambi associati al carcinoma epatico.
    Limitare l’esposizione a sostanze cancerogene come le aflatossine, considerate fattore di rischio di insorgenza di epatocarcinoma.
  • Trattare patologie associate a un aumentato rischio di carcinoma epatico: alcune patologie ereditarie possono causare cirrosi, aumentando il rischio di carcinoma epatico. La diagnosi e il trattamento precoce di queste condizioni possono ridurre tale rischio.

Conclusioni

Le neoplasie primarie epatiche rappresentano una problematica di notevole rilevanza clinica, con differenze significative nelle presentazioni tra la popolazione pediatrica e quella adulta. Nonostante la loro incidenza in Italia sia inferiore rispetto ad altre regioni del mondo, la diagnosi e il trattamento del carcinoma epatico richiedono un approccio multidisciplinare data la complessità dell’organo interessato e della patologia stessa. Molti fattori possono aumentare il rischio di sviluppo di tali tumori, tra cui infezioni croniche, alcune condizioni genetiche e abitudini di vita come il consumo eccessivo di alcol. Di conseguenza, una diagnosi precoce è essenziale per garantire le migliori probabilità di successo terapeutico.

Sebbene molti sintomi del carcinoma epatico siano aspecifici, l’identificazione tempestiva di segnali d’allarme può facilitare una diagnosi precoce, che a sua volta può migliorare l’efficacia del trattamento. La diagnosi si basa su una serie di esami, tra cui test sanguigni, imaging come la TC e la RM, e talvolta la biopsia. Una volta confermata la diagnosi, la stadiazione del tumore è fondamentale per pianificare l’approccio terapeutico più appropriato.

Le opzioni di trattamento sono diverse e vanno dalla chirurgia alla chemioterapia, dalla radioterapia alle terapie target, con scelte che dipendono dalla natura e dalla gravità del tumore, così come dalle condizioni generali del paziente. Indipendentemente dall’approccio scelto, la comunicazione e la collaborazione tra il paziente e lo specialista sono essenziali per garantire la migliore assistenza possibile e gestire gli eventuali effetti collaterali del trattamento.

Fonti

  1. Tumore del fegato [AIRC] URL: https://www.airc.it/cancro/informazioni-tumori/guida-ai-tumori/tumore-del-fegato
  2. Liver cancer [Mayo Clinic] URL: https://www.mayoclinic.org/diseases-conditions/liver-cancer/symptoms-causes/syc-20353659
  3. Symptoms of liver cancer [NHS] URL: https://www.nhs.uk/conditions/liver-cancer/symptoms/
  4. Liver cancer diagnosis [NIH – National Cancer Institute] URL: https://www.cancer.gov/types/liver/what-is-liver-cancer/diagnosis
  5. Treatment for liver cancer [NHS UK] URL: https://www.nhs.uk/conditions/liver-cancer/treatment/
  6. Can liver cancer be prevented? [American Cancer Society] URL: https://www.cancer.org/cancer/types/liver-cancer/causes-risks-prevention/prevention.html

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