Cancro dell’ovaio: sintomi, diagnosi e fattori di rischio

martedì, 16 Gen 2024

Il carcinoma ovarico origina dalla proliferazione incontrollata delle cellule ovariche, prevalentemente quelle di origine epiteliale, che non sono coinvolte nella produzione di ovuli. È rilevante notare che, oltre alle cellule epiteliali, anche le cellule germinali e stromali, che rappresentano gli altri due principali tipi cellulari presenti nell’ovaio, possono dar luogo allo sviluppo di neoplasie ovariche. Questa distinzione è fondamentale per comprendere l’eterogeneità e la complessità del carcinoma ovarico, un aspetto cruciale sia nella diagnosi che nella strategia terapeutica.

Indice argomenti

Cancro dell’ovaio: cos’è?

Il carcinoma ovarico epiteliale (comunemente definito tumore dell’ovaio, o cancro ovarico), che rappresenta circa il 90% di tutte le neoplasie ovariche, deriva dalle cellule epiteliali della gonade femminile. Questa forma di carcinoma costituisce il 30% dei tumori del sistema genitale femminile e si colloca come la quarta causa di morte per neoplasia maligna nelle donne nei paesi industrializzati [1].

Nell’ambito dell’eziologia del carcinoma ovarico, sono stati identificati diversi fattori di rischio significativi. Tra questi, la nulliparità (ovvero non aver mai partorito), un’età più avanzata al momento della prima gravidanza, L’infertilità e l’obesità rappresentano elementi di rischio rilevanti. È importante sottolineare che, in circa il 10% dei casi, il carcinoma ovarico presenta una natura ereditaria, frequentemente associata a mutazioni nei geni BRCA 1 e 2 [2].

Dal punto di vista istologico, i tumori epiteliali dell’ovaio sono classificati in diverse categorie, ognuna con caratteristiche distinte [1]:

  • Carcinoma sieroso di alto grado, che costituisce il 70% dei casi, si presenta generalmente in stadio avanzato e colpisce entrambe le ovaie;
  • Carcinoma sieroso di basso grado, meno del 5% dei casi, caratterizzato da nuclei di basso grado e basso indice mitotico;
  • Carcinoma mucinoso, che rappresenta circa il 3%, è composto da cellule neoplastiche simili all’epitelio gastrico, intestinale o endocervicale e si distingue per le sue grandi dimensioni e per l’unilateralità;
  • Carcinoma endometrioide, costituisce circa il 10%, si presenta come un adenocarcinoma di basso grado frequentemente associato a endometriosi ovarica o pelvica;
  • Carcinoma a cellule chiare, anch’esso circa il 10%, si manifesta tipicamente in stadio precoce ed è collegato all’endometriosi.

Una classificazione ulteriore prende in considerazione il meccanismo patogenetico e le alterazioni molecolari. Si distinguono due gruppi principali [1]:

  • Tipo I, che include i carcinomi endometrioide, a cellule chiare, mucinoso e sieroso di basso grado, caratterizzati da mutazioni su geni quali KRAS, BRAF, PTEN, PIK3CA, CTNNB1 e ARID1A, generalmente associati a foci di endometriosi atipica.
  • Tipo II, che include principalmente i carcinomi sierosi ad alto grado con mutazioni su P53, originanti dall’epitelio tubarico e talvolta associati a mutazioni dei geni BRCA.

Ad oggi, nonostante i progressi nella ricerca oncologica, non sono state sviluppate metodiche strumentali efficaci per la diagnosi precoce del carcinoma ovarico. Questa mancanza si riflette nel fatto che la maggior parte dei casi viene diagnosticata in uno stadio avanzato della malattia. Tale circostanza sottolinea l’importanza della ricerca continua per lo sviluppo di metodi diagnostici più precoci e accurati per questa neoplasia.

Dati epidemiologici

L’incidenza di questa patologia è in ascesa nei paesi sviluppati, con una frequenza di circa 17 casi per 100.000 donne all’anno e un tasso di mortalità di 12 su 100.000. È rilevante sottolineare che nel 60-70% dei casi, il carcinoma ovarico si manifesta in uno stadio avanzato. In Italia, la prevalenza è di circa 1,5 casi per 10.000 persone, con oltre 5.000 decessi registrati nel 2020, secondo i dati ISTAT [1].

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Cancro dell’ovaio: cause e fattori di rischio

Le cause esatte del carcinoma ovarico non sono ancora pienamente comprese nel panorama scientifico attuale.

Si riconoscono modificazioni genetiche che possono verificarsi nel corso della vita di un individuo, note come mutazioni geniche acquisite o somatiche. Inoltre, è possibile che un individuo nasca con mutazioni geniche ereditarie, conosciute anche come mutazioni germinali. Queste mutazioni genetiche, sia somatiche che germinali, giocano un ruolo cruciale nello sviluppo e nella progressione del carcinoma ovarico [3].

Quelli che seguono sono i riconosciuti, scientificamente, i possibili fattori di rischio che contribuiscono all’insorgenza di tumore dell’ovaio [3]:

  • Genetica (BRCA1 e BRCA2): circa il 20-25% delle donne diagnosticate con carcinoma ovarico presentano una predisposizione ereditaria allo sviluppo della malattia. Il fattore di rischio più significativo per il carcinoma ovarico è una mutazione genetica ereditaria in uno dei due geni: gene del cancro al seno 1 (BRCA1) o gene del cancro al seno 2 (BRCA2). Mutazioni ereditarie in questi geni sono responsabili di circa il 10-15% di tutti i carcinomi ovarici. Poiché questi geni sono collegati sia al cancro al seno che a quello ovarico, le donne che hanno avuto un cancro al seno possono avere anche un rischio aumentato di carcinoma ovarico.
  • Sindrome di Lynch: un altro legame genetico noto con il carcinoma ovarico è una sindrome ereditaria chiamata cancro colorettale ereditario non poliposo (HNPCC o sindrome di Lynch). La sindrome di Lynch aumenta il rischio di carcinoma ovarico tramite mutazioni nei geni MLH1, MSH2 e MSH6. Le persone con sindrome di Lynch hanno circa il 12% di rischio di sviluppare il carcinoma ovarico durante la vita e una probabilità del 40-60% di sviluppare il cancro all’utero.
  • Altri Marker Genetici: gli scienziati stanno ancora scoprendo ulteriori mutazioni genetiche associate a un rischio elevato di carcinoma ovarico. Studi hanno rilevato che mutazioni nei geni RAD51C, RAD51D, BRIP1, PALB2, STK11 e ATM sono collegati a un rischio superiore alla media di sviluppare la malattia.
  • Storia Familiare: le donne con una nonna, madre, figlia o sorella con carcinoma ovarico, ma senza una mutazione genetica nota, potrebbero comunque avere un rischio aumentato di sviluppare il carcinoma ovarico. Il rischio durante la vita di una donna che ha un parente di primo grado con carcinoma ovarico è del 5% (il rischio medio per la donna è dell’1,4%). Sebbene conti solo per un numero limitato di casi, l’ereditarietà è un forte fattore di rischio per il carcinoma ovarico. La storia familiare dovrebbe essere presa in considerazione; tuttavia, molte donne senza una storia familiare possono comunque avere una mutazione genetica associata al rischio di carcinoma ovarico. Tutte le donne diagnosticate con carcinoma ovarico, carcinoma peritoneale primario o cancro alle tube di Falloppio dovrebbero essere indirizzate per consulenza genetica e valutazione di un test genetico. La storia familiare di uno qualsiasi dei seguenti cancri può indicare un rischio aumentato: cancro al seno, carcinoma ovarico, cancro all’utero, cancro colorettale.
  • Storia Personale di Cancro o Endometriosi: le donne che hanno avuto cancro al seno, all’utero o colorettale hanno un rischio maggiore di carcinoma ovarico. Avere l’endometriosi aumenta il rischio di carcinomi ovarici a cellule chiare ed endometrioidi.
  • Età: tutte le donne sono a rischio di sviluppare il carcinoma ovarico indipendentemente dall’età; tuttavia, i tassi di carcinoma ovarico sono più elevati nelle donne di età compresa tra 55-64 anni. L’età media al momento della diagnosi è di 63 anni, il che significa che metà delle donne sono più giovani di 63 anni quando vengono diagnosticate con carcinoma ovarico e metà sono più anziane.
  • Storia Riproduttiva e Infertilità: la ricerca suggerisce una relazione tra il numero di cicli mestruali nella vita di una donna e il suo rischio di sviluppare il carcinoma ovarico. Una donna potrebbe essere a rischio aumentato se ha: iniziato a mestruare in giovane età (prima dei 12 anni), non ha dato alla luce alcun figlio, ha avuto il suo primo figlio dopo i 30 anni, ha sperimentato la menopausa dopo i 50 anni, non ha mai assunto contraccettivi orali, ha sperimentato infertilità.
  • Terapia Ormonale Sostitutiva: i medici possono prescrivere la terapia ormonale sostitutiva per alleviare i sintomi associati alla menopausa (vampate di calore, sudorazioni notturne, insonnia, secchezza vaginale) che si verificano quando il corpo si adatta a livelli ridotti di estrogeni. La terapia ormonale sostitutiva di solito comporta un trattamento con solo estrogeni (per donne che hanno subito un’isterectomia) o una combinazione di estrogeni con progesterone o progestinico (per donne che non hanno subito un’isterectomia). Le donne che utilizzano la terapia ormonale sostitutiva potrebbero avere un rischio aumentato di carcinoma ovarico. Studi recenti indicano che l’uso di una combinazione di estrogeni e progestinici per cinque o più anni aumenta significativamente il rischio di carcinoma ovarico nelle donne che non hanno subito un’isterectomia. Dieci o più anni di uso di estrogeni aumentano il rischio di carcinoma ovarico nelle donne che hanno subito un’isterectomia.
  • Obesità: diversi studi hanno trovato un collegamento tra obesità e carcinoma ovarico. Uno studio del 2009 ha scoperto che l’obesità era associata a un rischio quasi dell’80% in più di carcinoma ovarico nelle donne di età compresa tra 50 e 71 anni che non avevano assunto ormoni dopo la menopausa.

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Cancro dell’ovaio: sintomi

sintomi del carcinoma ovarico comprendono, con una frequenza approssimativa di 12 o più volte al mese [4]:

  • distensione addominale o sensazione di gonfiore;
  • dolore o sensibilità nella regione addominale o nella zona pelvica;
  • anoressia o sazietà precoce dopo i pasti;
  • necessità impellente di urinare o aumento della frequenza urinaria.

Altri sintomi associati al carcinoma ovarico possono includere [4]:

  • dispepsia;
  • costipazione o diarrea;
  • dolore lombare;
  • stanchezza cronica;
  • perdita di peso non intenzionale;
  • sanguinamento vaginale post-menopausale.

Questi sintomi sono molto comuni e possono essere causati da diverse condizioni patologiche (sintomi aspecifici). Tuttavia, è fondamentale sottoporli a valutazione clinica da parte del medico di base, con successiva valutazione da parte di uno specialista in oncologia; questo perché, nel caso in cui siano indotti da un processo oncologico, la diagnosi precoce può tradursi in una maggiore efficacia del trattamento.

Cancro dell’ovaio: diagnosi

In caso di sospetti rilevati durante un esame pelvico, o alla presenza di sintomi potenzialmente attribuibili al carcinoma ovarico, il medico prescriverà esami e test diagnostici per identificarne la causa [5].

Storia medica (anamnesi) ed esame fisico

Il medico raccoglierà la storia medica del paziente per apprendere i possibili fattori di rischio, inclusa la storia familiare. Verrà inoltre chiesto se si manifestano sintomi, la loro insorgenza e durata. Probabilmente, verrà effettuato un esame pelvico per verificare l’ingrossamento dell’ovaio o segni di liquido nell’addome (ascite).

Se, basandosi sui sintomi e/o sull’esame fisico, sussiste il sospetto di un carcinoma ovarico, il medico prescriverà test specifici per ulteriori accertamenti.

Consulto con uno specialista

Se i risultati dell’esame pelvico o altri test suggeriscono la possibile presenza di un carcinoma ovarico, sarà necessaria la consulenza di un medico o chirurgo specializzato nel trattamento di tale patologia. Il trattamento da parte di un oncologo ginecologico garantisce l’adozione delle migliori tecniche chirurgiche per il trattamento del cancro. È stato anche dimostrato che questo approccio migliora la sopravvivenza delle pazienti con carcinoma ovarico.

Test di imaging

I test di imaging vengono utilizzati per ottenere immagini dell’interno del corpo. Questi test possono rivelare la presenza di una massa pelvica, ma non sono in grado di confermarne la natura cancerosa. Tali esami sono utili anche per verificare se il carcinoma ovarico si sia diffuso (metastatizzato) ad altri tessuti e organi.

  • Ecografia: l’ecografia (ultrasonografia) utilizza onde sonore per creare un’immagine su uno schermo video. Le onde sonore sono emesse da una piccola sonda posizionata nella vagina e uno strumento simile a un microfono, chiamato trasduttore, emette onde sonore e raccoglie gli echi quando rimbalzano sugli organi. Un computer trasforma questi echi in un’immagine sullo schermo. L’ecografia è spesso il primo test eseguito in caso di sospetto problema alle ovaie. Può essere utilizzata per individuare un tumore ovarico e per stabilire se si tratta di una massa solida (tumore) o di una ciste riempita di liquido. Inoltre, può essere impiegata per osservare meglio l’ovaio, valutandone dimensioni e struttura interna. Ciò aiuta il medico a decidere quali masse o cisti siano più preoccupanti.
  • Tomografia computerizzata (TC): la TC è un test a raggi X che produce immagini dettagliate a sezioni trasversali del corpo. Il test può aiutare a determinare se il carcinoma ovarico si sia diffuso ad altri organi. Le TC non mostrano bene i piccoli tumori ovarici, ma possono rilevare tumori più grandi e possono indicare se il tumore si sia esteso alle strutture adiacenti. Una TC può anche individuare linfonodi ingrossati, segni di diffusione del cancro al fegato o ad altri organi, o indizi che un tumore ovarico stia influenzando i reni o la vescica.
  • Rx Clisma Opaco DC: il clisma opaco è un test per verificare se il cancro si sia diffuso al colon (intestino crasso) o al retto. Questo test è raramente utilizzato per le donne con carcinoma ovarico. Invece, potrebbe essere eseguita una colonscopia.
  • Risonanza magnetica (MRI): anche le MRI creano immagini a sezioni trasversali degli interni del corpo. Tuttavia, le MRI utilizzano potenti magneti per generare le immagini, anziché i raggi X. Un mezzo di contrasto chiamato gadolinio può essere iniettato in una vena prima della scansione per visualizzare meglio i dettagli. Le MRI non vengono utilizzate frequentemente per cercare il carcinoma ovarico, ma sono particolarmente utili per esaminare il cervello e il midollo spinale, dove il cancro potrebbe diffondersi.
  • Radiografia del torace: una radiografia del torace potrebbe essere eseguita per determinare se il carcinoma ovarico si sia diffuso ai polmoni. Questa diffusione può causare uno o più tumori nei polmoni e più spesso provoca l’accumulo di liquido attorno ai polmoni. Questo liquido, chiamato versamento pleurico, può essere visualizzato con radiografie del torace così come con altri tipi di scansione.
  • Tomografia a emissione di positroni (PET): per una PET, viene somministrato glucosio radioattivo (zucchero) per cercare il cancro. Le cellule del corpo assumono quantità diverse di zucchero, a seconda della velocità con cui crescono. Le cellule cancerose, che crescono rapidamente, sono più propense ad assumere maggiori quantità di zucchero rispetto alle cellule normali. Una telecamera speciale viene utilizzata per creare un’immagine delle aree radioattive nel corpo. L’immagine da una PET non è dettagliata come quella di una TC o MRI, ma fornisce informazioni utili se le aree anomale viste su questi altri test siano probabilmente cancerose o meno. Se è già stata diagnosticata una neoplasia, il medico può utilizzare questo test per vedere se il cancro si sia diffuso ai linfonodi o ad altre parti del corpo.
  • PET/TC: alcune macchine possono eseguire sia una PET che una TC contemporaneamente. Ciò consente al medico di confrontare le aree di maggiore radioattività sulla PET con l’immagine più dettagliata di quell’area sulla TC. Le PET possono aiutare a trovare il cancro quando si è diffuso, ma non vengono utilizzate frequentemente per cercare il carcinoma ovarico.

Esame Colonscopico

La colonscopia è una procedura medica per l’ispezione interna dell’intestino crasso, comprendendo il colon e il retto. Si avvale di un colonscopio – uno strumento sottile, flessibile e illuminato con una telecamera video integrata. Questo dispositivo è inserito con cautela attraverso l’ano, raggiungendo il retto e il colon. Durante l’esame, eventuali anomalie rilevate possono essere sottoposte a biopsia. Questa metodologia è comunemente impiegata nella ricerca del cancro colorettale.

Biopsia

L’unico modo per determinare con certezza la natura cancerogena di una crescita anormale è prelevare un campione di tessuto per analizzarlo in laboratorio. Questo procedimento è noto come biopsia. Nel caso del cancro ovarico, la biopsia si effettua più frequentemente durante un intervento chirurgico per rimuovere il tumore.

In casi rari, un sospetto cancro ovarico può essere sottoposto a biopsia durante una procedura di laparoscopia o mediante l’uso di un ago inserito direttamente nel tumore attraverso la pelle dell’addome. Solitamente, l’ago è guidato da ecografia o tomografia computerizzata. Questo approccio è adottato solo se non è possibile eseguire un intervento chirurgico a causa di cancro avanzato o di altre gravi condizioni mediche, per il rischio che la biopsia possa favorire la diffusione del cancro.

Nel caso di ascite (accumulo di liquido all’interno dell’addome), campioni di questo fluido possono essere utilizzati per diagnosticare il cancro. La procedura, nota come paracentesi, prevede l’anestesia locale della pelle dell’addome e l’inserimento di un ago collegato a una siringa attraverso la parete addominale, nel liquido presente nella cavità addominale. L’ecografia può guidare l’inserimento dell’ago. Il fluido aspirato viene poi inviato per analisi al fine di verificare la presenza di cellule cancerose.

In ciascuna di queste procedure, il tessuto o il fluido prelevato viene inviato al laboratorio per essere esaminato da un patologo, un medico specializzato nella diagnosi e classificazione delle malattie mediante l’esame al microscopio delle cellule e l’uso di altri test di laboratorio.

Esami del Sangue

Il medico prescriverà esami ematologici per verificare la presenza di un numero adeguato di globuli rossi, globuli bianchi e piastrine (cellule che aiutano a fermare le emorragie). Verranno eseguiti anche test per valutare la funzionalità renale e epatica, nonché lo stato di salute generale.

Verrà inoltre richiesto un test del CA-125. Donne con un livello elevato di CA-125 vengono spesso indirizzate a un oncologo ginecologico, ma ogni donna con sospetto cancro ovarico dovrebbe consultare un oncologo ginecologico.

Alcuni tumori delle cellule germinali possono causare l’incremento nel sangue di marker tumorali quali gonadotropina corionica umana (HCG), alfa-fetoproteina (AFP) e/o lattato deidrogenasi (LDH). Questi potrebbero essere controllati se il medico sospetta che il tumore ovarico possa essere un tumore delle cellule germinali.

Alcuni tumori stromali ovarici causano l’aumento nel sangue di una sostanza chiamata inibina e ormoni quali estrogeno e testosterone. Questi livelli possono essere controllati se il medico sospetta che tu abbia questo tipo di tumore.

Consulenza e Test Genetici in Caso di Cancro Ovarico

In caso di diagnosi di cancro ovarico epiteliale, il medico raccomanderà di sottoporsi a consulenza genetica e test genetici per rilevare eventuali mutazioni geniche ereditarie, anche in assenza di una storia familiare di cancro. Le mutazioni più comuni si trovano nei geni BRCA1 e BRCA2, ma alcuni cancri ovarici sono collegati a mutazioni in altri geni, come ATM, BRIP1, RAD51C/RAD51D, MSH2, MLH1, MSH6 o PMS6.
I test genetici per la ricerca di mutazioni ereditarie possono essere utili in diversi modi:

  • se risultasse una mutazione genetica, la paziente potrebbe essere più incline a sviluppare altri tipi di cancro. Potrebbe trarre beneficio da azioni per ridurre il rischio di queste patologie, nonché da test per individuarli precocemente;
  • in caso di mutazione genetica, i familiari (parenti prossimi) potrebbero averla anche loro, quindi possono decidere se sottoporsi a test per conoscere meglio il loro rischio di cancro;
  • in caso di mutazione BRCA1 o BRCA2, la paziente potrebbe trarre beneficio con la somministrazione di farmaci mirati chiamati inibitori PARP.

Un consulente genetico o altro professionista medico qualificato può aiutarti a comprendere i rischi, i benefici e i possibili limiti di ciò che i test genetici possono dirti. Questo può aiutarti a decidere se il test è giusto per te e quale test è migliore.

Test del recettore dell’acido folico-alfa (FR-alfa)

In molti cancri ovarici, le cellule presentano livelli elevati della proteina FR-alfa sulla loro superficie. Il test per i livelli di FR-alfa può mostrare se il cancro è più propenso a rispondere al trattamento con un farmaco mirato come mirvetuximab soravtansine (Elahere).

Test dei geni MSI e MMR

Donne con cancro ovarico a cellule chiare, endometrioide o mucinoso potrebbero far testare il loro tumore per vedere se mostra alti livelli di cambiamenti genetici chiamati instabilità dei microsatelliti (MSI). Potrebbe essere fatto anche un test per vedere se le cellule cancerose hanno cambiamenti in uno qualsiasi dei geni di riparazione del mismatch (MMR) (MLH1, MSH2, MSH6 e PMS2).

Cambiamenti in MSI o nei geni MMR (o entrambi) sono spesso visti in persone con sindrome di Lynch (HNPCC). Fino al 10% di tutti i cancri epiteliali ovarici presenta cambiamenti in questi geni.

Cancro dell’ovaio: trattamento e prevenzione

La scelta del trattamento più adeguato al proprio caso può essere complessa. È consigliabile discutere con il proprio oncologo le opzioni terapeutiche disponibili per il tipo e lo stadio del cancro diagnosticato. L’oncologo può fornire una spiegazione dettagliata dei rischi e benefici associati a ciascun trattamento, nonché degli effetti collaterali.

In alcuni casi, i pazienti decidono di consultare più di un oncologo per ottenere un parere aggiuntivo. Questo processo è noto come “second opinion”. Richiedere un secondo parere può aiutare nella scelta del trattamento più appropriato per il proprio caso specifico.

Il trattamento del tumore dell’ovaio richiede la sinergia di più specialisti [6]:

  • Ginecologi oncologi: ovvero medici specializzati nel trattamento dei tumori del sistema riproduttivo femminile;
  • Chirurghi: medici che, attraverso interventi chirurgici, rimuovono la neoplasia;
  • Oncologi: medici specializzati nel trattamento del cancro attraverso l’uso di farmaci, inclusa la chemioterapia.

Il trattamento del cancro ovarico comporta solitamente una combinazione di chirurgia e chemioterapia: la prima consiste nella rimozione del tessuto canceroso attraverso un intervento chirurgico, mentre la seconda riguarda l’impiego di farmaci specifici per ridurre o eliminare le cellule neoplastiche; questi possono essere somministrati sotto forma di compresse orali o per via endovenosa, o in alcuni casi, mediante entrambi i metodi.

Un altro approccio terapeutico sono le terapie mirate che si concentrano sulle cellule tumorali per arrestarne o rallentarne la crescita e la diffusione. Questi farmaci possono essere assunti per via orale o somministrati endovena. È possibile che venga raccomandato un test genetico al fine di individuare la terapia mirata più appropriata per il caso specifico [6].

L’efficacia dei trattamenti del carcinoma ovarico, negli ultimi anni, è aumentata moltissimo grazie alla terapia target. I test molecolari offerti da Medendi potrebbero aiutare l’oncologo ad individuare la terapia più corretta.

Prevenzione

Le donne possono ridurre il rischio di sviluppare il cancro ovarico in diversi modi, e in alcuni casi possono anche prevenirlo nella sua forma più comune, mediante la rimozione chirurgica delle tube di Falloppio e delle ovaie. Tuttavia, non esiste un metodo di prevenzione stabilito che possa prevenire tutte le forme di cancro ovarico; tutte le donne sono a rischio, poiché il cancro ovarico non colpisce unicamente un gruppo etnico o di età specifico. Un professionista sanitario può aiutare una donna a identificare modi per ridurre il proprio rischio e a decidere se sia opportuna una consultazione con un consulente genetico [3].

Uso di Contraccettivi Orali

L’utilizzo di contraccettivi orali (pillole anticoncezionali) diminuisce il rischio di sviluppare il cancro ovarico, specialmente quando utilizzati per diversi anni. Le donne che utilizzano contraccettivi orali per cinque o più anni hanno un rischio circa dimezzato di sviluppare il cancro ovarico rispetto a quelle che non hanno mai usato contraccettivi orali. Ciò vale anche per le donne ad alto rischio a causa di mutazioni del gene BRCA.

Gravidanza e Allattamento

Gravidanza e allattamento sono associati a un rischio ridotto di cancro ovarico, probabilmente perché le donne ovulano meno frequentemente quando sono incinte o allattano. Avere più gravidanze o una prima gravidanza a termine prima dei 26 anni diminuisce il rischio.

Salpingectomia Bilaterale

Studi recenti suggeriscono che una salpingectomia bilaterale — rimozione chirurgica di entrambe le tube di Falloppio — può prevenire molti casi del sottotipo più comune di cancro ovarico, il carcinoma sieroso di alto grado. La salpingectomia bilaterale lascia intatte le ovaie, il che significa che le pazienti che si sottopongono alla procedura non entrano immediatamente in menopausa. Per coloro che desiderano avere figli, una salpingectomia bilaterale può preservare la fertilità lasciando aperta l’opzione per la fecondazione in vitro.

La rimozione delle tube di Falloppio può essere eseguita in concomitanza con altre chirurgie ginecologiche di routine, come l’isterectomia, anche in persone senza una storia familiare di cancro. La rimozione delle tube di Falloppio in occasione di un altro intervento chirurgico pelvico è definita salpingectomia opportunistica. Sebbene la ricerca sia in corso, le salpingectomie opportuniste stanno diventando più comuni poiché i medici hanno riconosciuto il loro potenziale nella prevenzione del cancro ovarico, anche per coloro a rischio medio. Nel 2023, la Society of Gynecologic Oncology (SGO) ha approvato la dichiarazione di OCRA sulla prevenzione di molti casi di cancro ovarico attraverso la rimozione delle tube di Falloppio.

Rimozione delle Ovaie e delle Tube di Falloppio

Le donne possono anche ridurre notevolmente il rischio di cancro ovarico rimuovendo chirurgicamente ovaie e tube di Falloppio, in un intervento noto come salpingo-ooforectomia bilaterale profilattica. Il cancro peritoneale primario, che è microscopicamente quasi identico al cancro ovarico, può comunque verificarsi dopo questo intervento, ma è raro. Uno studio recente suggerisce che le donne con mutazioni BRCA1 traggono maggior beneficio rimuovendo le ovaie prima dei 35 anni.

Per coloro con una predisposizione genetica nota allo sviluppo del cancro ovarico, la rimozione delle ovaie e delle tube di Falloppio può essere un’opzione da considerare. Tuttavia, ci sono rischi associati alla rimozione delle ovaie e delle tube di Falloppio; le donne dovrebbero parlare con i loro medici se questo intervento è appropriato per loro.

Isterectomia/Legatura delle Tube

Avere un’isterectomia, ovvero la rimozione dell’utero lasciando le ovaie, può diminuire il rischio di cancro ovarico del 33 percento, secondo l’American Cancer Society. Avere le tube di Falloppio legate (legatura tubarica) può ridurre il rischio fino al 67%, afferma l’American Cancer Society, sebbene i ricercatori non siano sicuri del motivo.

In sintesi

Il carcinoma ovarico epiteliale rappresenta una sfida complessa nel campo dell’oncologia a causa della sua elevata incidenza e delle difficoltà diagnostiche e terapeutiche. L’approccio al trattamento richiede la collaborazione di specialisti come ginecologi oncologi, chirurghi e oncologi medici, e spesso combina chirurgia, chemioterapia e terapie mirate.

La prevenzione è cruciale, specialmente per le donne con predisposizione genetica. Strategie preventive includono la salpingectomia bilaterale e la salpingo-ooforectomia profilattica, oltre all’uso di contraccettivi orali e fattori riproduttivi come gravidanza e allattamento, che possono ridurre il rischio di sviluppare la malattia.

È essenziale la consapevolezza dei fattori di rischio individuali, come la storia familiare e personale di cancro, l’età e l’obesità. La diagnosi precoce rimane un obiettivo fondamentale, data la natura spesso asintomatica del carcinoma nelle sue fasi iniziali.

Fonti e bibliografia

  1. Tumore ovarico [Ospedale San Raffaele] URL: https://www.hsr.it/cancer-center/tumori/tumore-ovarico
  2. Carcinoma ovarico [MSD Salute] URL: https://msdsalute.it/therapeutic-areas/oncologia/patologie-in-breve/carcinoma-ovarico/
  3. Ovarian cancer: causes and risk factors [OCRA] URL: https://ocrahope.org/get-the-facts/causes-risk-factors/
  4. Ovarian Cancer: symptoms [NHS] URL: https://www.nhs.uk/conditions/ovarian-cancer/symptoms/
  5. Ovarian Cancer: how is diagnosed [American Cancer Society] URL: https://www.cancer.org/cancer/types/ovarian-cancer/detection-diagnosis-staging/how-diagnosed.html
  6. How is ovarian cancer treated? [CDC] URL: https://www.cdc.gov/cancer/ovarian/basic_info/treatment.htm

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