Intervento per il tumore alla prostata: informazioni utili

venerdì, 12 Gen 2024

Il tumore della prostata è una delle neoplasie più diffuse nella popolazione maschile; tuttavia gli ultimi dati sul tasso di sopravvivenza sono incoraggianti. Il merito è anche di un’efficace strategia terapeutica, che in molti casi prevede un intervento chirurgico. In questo articolo, verranno esaminate caratteristiche e procedure di tale intervento, con un focus particolare sui pro e i contro dell’uso della chirurgia per il trattamento di questo tipo di tumore.

Indice argomenti

Tumore alla prostata: cos’è?

Il tumore alla prostata è una forma di cancro che si sviluppa nella ghiandola prostatica, un organo situato sotto la vescica, negli uomini. Questa ghiandola ha varie funzioni, ma in particolare è coinvolta nella produzione del liquido seminale che trasporta lo sperma [1]. Il cancro alla prostata solitamente scaturisce dalla crescita incontrollata delle cellule prostatiche: se non viene diagnosticato precocemente, può diffondersi ad altre parti del corpo attraverso una serie di metastasi.

Questo è tipo di cancro è più comune negli uomini, ma spesso cresce così lentamente che molti uomini non manifestano sintomi evidenti.

La diagnosi precoce attraverso analisi ed esami come il dosaggio del PSA (antigene prostatico specifico) e l’esame rettale è imprescindibile per un trattamento efficace e per scongiurare il rischio di fatalità.

Le cause esatte del tumore alla prostata non sono completamente comprese, ma ci sono diversi fattori di rischio noti che possono aumentare la probabilità di svilupparlo. Questi includono:

  • Età. Il rischio di cancro alla prostata aumenta con l’età. Questo tumore è raro prima dei 40 anni, ma diventa sempre più comune dopo i 50.
  • Etnia. Gli uomini di origine afroamericana hanno un rischio più alto rispetto a uomini di altre etnie. Hanno anche più probabilità di sviluppare forme più aggressive del tumore.
  • Obesità. Il peso eccessivo e la carenza di movimento possono essere associati a un rischio più elevato di cancro alla prostata aggressivo.
  • Fattori genetici e storia familiare. L’ereditarietà sembra svolgere un ruolo in alcuni casi. Gli uomini con parenti di primo grado (padre o fratelli) che hanno avuto il cancro alla prostata presentano un rischio cinque volte maggiore.

I test del DNA germinale permettono di individuare alcune mutazioni coinvolte nei tumori familiari. Scopri come funzionano questi test su Medendi.org.

Sono quindi fattori di rischio anche una dieta tipicamente occidentale (ricca di grassi saturi e povera di frutta, verdura e fibre, sebbene siano poche le prove che dimostrino questa associazione); alcuni studi hanno suggerito che un elevato apporto di calcio potrebbe essere collegata al cancro alla prostata in stadio avanzato.

Anche l’esposizione a agenti chimici e a particolari farmaci potrebbe aumentare il rischio. A questo, si aggiungono le infezioni da clamidia, gonorrea o sifilide sembrano connesse a un maggiore rischio di sviluppare il cancro alla prostata.

È importante notare che così come avere uno o più di questi fattori di rischio non corrisponde necessariamente alla presenza di cancro alla prostata, allo stesso modo molte persone con questa malattia non presentano nessuno dei fattori di rischio sopra elencati. La prevenzione e la diagnosi precoce attraverso controlli regolari sono quindi fondamentali per affrontare questa patologia [2].

Il trattamento del cancro alla prostata può includere chirurgia, radioterapia, terapie farmacologiche o sorveglianza attiva, a seconda della gravità del tumore, ma la prima decisione nella gestione del tumore della prostata è quella di stabilire se sia necessario un trattamento. Il tumore della prostata, infatti, spesso cresce così lentamente che non è necessario alcun trattamento, in particolare nei pazienti anziani e in quelli con comorbidità che limiterebbero ragionevolmente l’aspettativa di vita [2]. In altri casi, invece, un intervento chirurgico può essere risolutivo.

Intervento per il tumore alla prostata: caratteristiche

L’intervento per il tumore alla prostata viene eseguito attraverso una procedura chirurgica nota come prostatectomia. Ci sono diversi approcci chirurgici possibili per trattare il cancro alla prostata, ciascuno con le sue caratteristiche.

La prostatectomia radicale è l’operazione più comune per il cancro alla prostata: l’intervento prevede la rimozione dell’intera prostata e delle vescicole seminali. Può essere eseguito attraverso un’incisione nell’addome (approccio “aperto”), oppure utilizzando tecniche laparoscopiche o robotiche, dove strumenti chirurgici vengono inseriti attraverso piccole incisioni (interventi noti come prostatectomia laparoscopica e prostatectomia robotica). La maggior parte di questi interventi viene ora eseguita proprio per via robotica o laparoscopica: non sembra esserci una grande differenza in termini di effetti collaterali o di sopravvivenza tra gli approcci chirurgici mini-invasivi (grazie all’utilizzo di robot) e quelli aperti [2].

In alcuni casi, anziché rimuovere l’intera prostata, il chirurgo può eseguire una prostatectomia parziale bilaterale (o “conservativa”): questo metodo cerca di rimuovere solo la parte della prostata che contiene il tumore, preservando il resto dell’organo: naturalmente, si raccomanda di utilizzare un approccio bilaterale con risparmio dei nervi quando ciò non compromette l’asportazione completa della neoplasia [2]. Si tratta quindi un’opzione appropriata solo per alcune situazioni specifiche.

Un ulteriore trattamento chirurgico per la cura del tumore alla prostata include la crioterapia, che utilizza il freddo estremo per distruggere le cellule tumorali. L’uso delle tecnologie per il congelamento e l’eliminazione delle cellule tumorali non è nuovo: è stato utilizzato per la prima volta a Londra nel XIX secolo per il cancro al seno e al collo dell’utero; la crioterapia moderna inoltre si basa su l’uso di sonde di azoto liquido, il cui primo utilizzo è registrato per una iperplasia prostatica benigna nel 1966. La crioterapia è meno invasiva rispetto alla prostatectomia radicale ma potrebbe non essere efficace per tumori avanzati [2].

Ci sono poi altri approcci che mirano a trattare solo l’area del tumore anziché l’intera prostata, tra cui l’ablazione ad ultrasuoni focalizzati ad alta intensità (HIFU) e la terapia fotodinamica, particolarmente favorevoli perché aiutano a preservare la funzione erettile e il controllo vescicale [2].

La scelta del tipo di intervento dipende dalla fase del cancro, dalla salute generale del paziente, dall’età e da altre variabili: per questo motivo, prima di prendere una decisione, è fondamentale rivolgersi a un oncologo o uno specialista in urologia (urologo) le opzioni di trattamento e le relative implicazioni, inclusi gli effetti collaterali potenziali.

Intervento per il tumore alla prostata: come si esegue?

L’intervento per il tumore alla prostata è un intervento importante e invasivo, e la sua esecuzione prevede varie fasi, comprese quelle di preparazione e quelle post-operatorie.

La preparazione del paziente consiste specialmente nella sua anestesia: il paziente verrà addormentato durante l’intero intervento. Si procederà quindi con l’accesso e la rimozione della prostata (insieme alle vescicole seminali, e ai linfonodi se necessario), che può avvenire tramite un approccio “aperto” (in cui viene fatta un’incisione nell’addome per accedere alla prostata) o un approccio laparoscopico o robotico (in cui le incisioni sono molto piccole, e permettono l’inserimento di videocamere e piccoli strumenti specializzati). In questo secondo caso, durante l’intervento il chirurgo esegue le operazioni manovrando dei bracci robotici (alle cui estremità sono posizionati gli strumenti chirurgici) da una postazione computerizzata [3]. Si procede dunque con la rimozione: in alcune situazioni, soprattutto se il tumore è piccolo e localizzato in una parte specifica della prostata, può essere eseguita una prostatectomia parziale, conservando parte dell’organo.

Dopo la rimozione della prostata, il chirurgo fermerà eventuali sanguinamenti e suturerà le incisioni per chiudere la ferita. Dopo l’intervento, inoltre, il controllo della vescica può essere compromesso e i pazienti spesso devono imparare tecniche di riabilitazione pelvica per recuperare il controllo vescicale. Si rende quindi necessario un tempo di ospedalizzazione, in cui il paziente viene osservato per un certo periodo di tempo al fine di monitorare il recupero e affrontare eventuali complicanze, con vari controlli post-operatori. La riabilitazione dopo l’intervento può includere fisioterapia per aiutare il paziente a recuperare la forza muscolare e il controllo vescicale.

Intervento per il tumore alla prostata: pro e contro

Sottoporsi a un intervento chirurgico per il tumore alla prostata comporta, naturalmente, sia vantaggi che svantaggi.

Pro:

  • rimozione del tumore;
  • esame patologico accurato (dopo l’intervento, la prostata rimossa viene esaminata al microscopio, fornendo informazioni dettagliate sul tumore, tra cui il grado e lo stadio) [3];
  • trattamento dei sintomi (se il tumore causa sintomi urinari o problemi di minzione, la rimozione della prostata potrebbe alleviare questi sintomi).

Contro:

  • possibili effetti collaterali (tra cui incontinenza urinaria e disfunzione erettile del pene);
    rischio di complicazioni (sanguinamento, infezione, coaguli di sangue e reazioni all’anestesia);
    lunghi tempi di recupero;
  • rischio di recidiva;
  • costi e stress emotivo;

In sintesi

Il tumore alla prostata è una forma di cancro che colpisce la ghiandola prostatica negli uomini. Le cause esatte non sono completamente comprese, ma esistono fattori di rischio noti, tra cui l’età avanzata, fattori genetici, etnia, dieta, obesità, esposizione a sostanze chimiche e infiammazione cronica. La diagnosi precoce attraverso esami come il dosaggio del PSA e l’esame rettale è essenziale.

Il trattamento può includere chirurgia (prostatectomia), radioterapia, terapie farmacologiche o sorveglianza attiva, a seconda della gravità del tumore. L’intervento chirurgico può essere eseguito in diversi modi, tra cui la prostatectomia radicale, parziale, crioterapia e terapia focalizzata. Il tipo di intervento dipende dalla situazione individuale del paziente.

L’intervento per il tumore alla prostata coinvolge l’anestesia, l’accesso alla prostata, la rimozione dell’organo, la chiusura delle incisioni. Il paziente deve affrontare un periodo di ospedalizzazione e riabilitazione dopo l’intervento, che presenta naturalmente pro e contro: i vantaggi includono la rimozione del tumore e una concreta possibilità di cura, ma possono verificarsi effetti collaterali come incontinenza e la disfunzione erettile. La scelta del trattamento dovrebbe essere perciò basata sulla situazione clinica individuale del paziente.

Fonti e bibliografia

  1. AIRC, Tumore della prostata URL: https://www.airc.it/cancro/informazioni-tumori/guida-ai-tumori/tumore-della-prostata
  2. National Library of Medicine, Prostate Cancer URL: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/books/NBK470550/
  3. AIMAC, La chirurgia per il cancro della prostata URL: https://www.aimac.it/libretti-tumore/cancro-prostata/chirurgia-cancro-prostata

Conoscere le alterazioni molecolari del tumore permette di utilizzare terapie mirate che colpiscono con precisione le cellule tumorali. Perché sia possibile, servono diagnostiche molecolari come l’analisi genetica e l’analisi proteomica. Medendi offre diagnostiche avanzate e innovative per prevenire, conoscere e combattere il cancro. Scopri i nostri servizi: la valutazione preliminare è sempre gratuita.

Altri articoli interessanti